FUOCHI-SELINUNTE
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L'ARTE DEI FUOCHI ARTIFICIALI ( 4 / 4 )

Da semplici congegni in legno e a forma di ruota, ancorati nel mezzo, che erano riempiti di polvere nera che accesa li faceva girare velocemente creando cerchi di fuoco, a vere e proprie macchine sceniche costruite dall'abile ingegno di Nicolo’ Pericoli, detto il Tribolo. Macchine da fuoco per le feste Il fascino di queste macchine era ridotto non potendosi apprezzare attraverso i colori.

Per il fuoco colorato si dovranno aspettare circa due secoli. Intanto in tutte le citta’ piu’ importanti della penisola lo spettacolo del fuoco si diffondeva, attirando intorno a se’ l'attenzione di appassionati ed artisti. Il primo libro, o sicuramente uno dei primi, che studio’ la pirotecnica in Italia fu il "De Pirotechnia" del senese Vannoccio Biringuccio, alchimista-chimico vissuto tra il 1480 e il 1539. A Roma, in occasione di elezioni papali, si usava allestire a Castel S.Angelo fuochi pirotecnici diretti verso il cielo affinche’ l'intera citta’ potesse ammirarli, mentre Venezia, fra i tanti momenti di festivita’ solenni della seconda meta’ del cinquecento, raggiunse l'apice della capacita’ organizzativa nell'accogliere e celebrare ospiti illustri con fuochi d'artificio. I festeggiamenti per l'arrivo in citta’ di Enrico III di Valois nel 1574 durarono otto giorni e ogni notte la laguna fu illuminata da continui spari di fuochi aerei. Bombe che poste in cilindri di ferro, come dei mortai, furono lanciate in aria, dove esplodendo formavano figurazioni simili a fiori.

Anche nella Commedia dell'Arte, forma di rappresentazione teatrale nata e sviluppata in Italia nel corso del Cinquencento, furono usate manipolazioni di fuochi e trucchi scenici con significati e tecniche diverse rispetto al teatro religioso. In alcuni canovacci della Commedia dell'Arte napoletana sono manzionati un "tricchitracche" (piccoli petardi che esplodono in sequenza) e un "folgoretto", piccolo razzo senza asta che emetteva un sibilo e saettava al suolo. Se nel teatro religioso, mediante i trucchi col fuoco, si vollero simulare presenze divine, nella Commedia i mezzi pirotecnici ebbero il senso dello sberleffo, dello scherzo e lo scoppio che nella Scara Rappresentazione evocava un segno del potere di Dio, un castigo, un'intimidazione,tra i comici dell'arte era invece un pretesto per un lazzo o un gesto scurrile rivolti al divertito pubblico.

Sul finire del Cinquecento si configuravano sempre piu’ chiaramente i caratteri delle future feste barocche. Dai festeggiamenti volti principalmente al puro svago si passava a una forma di collettivo divertimento legato alla magnificenza ed alla solennita’. Simbolo di questa nuova tendenza fu la riscoperta di uno spettacolo in uso presso gli antichi Romani: la "Naumachia". In sintesi era una battaglia navale simulata che si svolgeva in uno spazio urbano preparato ed allagato. Il ruolo del fuoco artificiale nella Naumachia fu fondamentale. Le applicazioni pirotecniche per simulare la battaglia come cannoni che sparavano granate, razzi risolsero problematici effetti scenografici. Una delle Naumachie piu’ famose e’ quella che si svolse l'11 maggio del 1589 nel cortile di Palazzo Pitti a Firenze per il matrimonio tra Ferdinando I e Cristina di Lorena, il cui tema fu incentrato sullo scontro fra Cristiani e Turchi. Giuseppe Pavoni nel suo Diario descrive cosi’ le fasi del combattimento: "Fuochi artificiali abbruciavano fino nell'acqua" tra"grida, e suoni di trombe, tamburri, pive e gnaccare" mentre con il passare del tempo si andava riempiendo "il mare e l'aria di fumo che piu’ si scorgeva cosa alcuna".

 

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